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La Toscana navigatrice

 

La Toscana è terra di navigatori da quando gli Etruschi, che diedero il nome alla regione, la raggiunsero via mare all’inizio del primo millennio avanti Cristo. Da quell’epoca, in questo territorio, si praticò il commercio marittimo nel quale eccelleva la repubblica marinara di Pisa che, fra il XII e il XIII secolo, dominò il Mediterraneo occidentale. Dobbiamo a un pisano, Leonardo Fibonacci (1170–1240 c.), l’introduzione in Europa del sistema numerico-decimale indo-arabico, zero compreso – base del mondo informatico di oggi. Per molti secoli l’Arno, il maggior fiume della Toscana, era navigabile, cosa che permetteva il facile traffico di uomini e di prodotti della terra ferma con tutto il mondo allora conosciuto. Fra i navigatori toscani più noti si ricorda Giovanni da Verrazzano (1485–1528), il primo ad arrivare alla baia di New York, e Amerigo Vespucci (1454–1512), il cui nome sarebbe stato eternato nella “quarta parte” del nostro pianeta, perché nel suo Mundus novus (stampato nel 1503) egli per primo si era reso conto che quella landa appena scoperta era un continente fin ora sconosciuto e non l’Asia, come ancora aveva creduto Cristoforo Colombo (1451–1506). Il casato dei Vespucci si estinse, nel 1875, con un altro Amerigo, a Montefioralle di Greve in Chianti, e da qui prende l’avvio questa collana.

Gli ultimi Vespucci. Il crepuscolo di una famiglia fiorentina nell’Ottocento.

Italo Baldini, Wien: Hollitzer Verlag, 2015 (La Toscana navigatrice 1), 648 S., 17,5 x 24,5 cm, testo in italiano, copertina rigida

ISBN 978-3-99012-237-2 (hbk) € 49,90
ISBN 978-3-99012-239-6 (epub) € 44,99
ISBN 978-3-99012-238-9 (pdf) € 44,99

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